Pantalica
«Arrivammo a Pantalica, l'antichissima Hybla, ci arrampicammo su per sentieri di capre, entrammo nelle tombe della necropoli, nelle grotte-abitazioni, nei santuari scavati nelle ripide pareti della roccia a picco sulle acque dell'Anapo. Il vecchio parlava sempre, mi raccontava la sua vita, la fanciullezza e la giovinezza passate in quel luogo. Mi diceva di erbe e di animali, dei serpenti dell'Anapo, e di un enorme serpente, la biddina, fantastico drago, che pochi hanno visto, che fàscina e ingoia uomini, asini, pecore, capre.» Pantalica (provincia di Siracusa. Il nome del sito potrebbe derivare dal greco πάνταλίθος “luogo pieno di pietre” oppure dall’arabo Buntarigah “luogo pieno di grotte”, per la presenza di molteplici grotte naturali e artificiali.[1][2] Nonostante ciò servirebbe però un serio studio di paleolinguistica per poter asserire con certezza l'etimologia in questione, così da poter fuggire da inutili e supposte paretimologie. ), o meglio le necropoli rupestri di Pantalica, sono una località naturalistico-archeologica dellaCostituisce uno dei più importanti luoghi protostorici siciliani, utile per comprendere il momento di passaggio dall'età del bronzo all'età del ferro nell'isola. Da alcuni archeologi, viene identificata con l'antica Hybla, un regno siculo che dal XIII all'VIII sec a.C. si estendeva dalla valle dell'Anapo a Siracusa.[3] Nel 2005 il sito è stato insignito, insieme con la città di Siracusa, del titolo di Patrimonio dell'umanità da parte dell'UNESCO per l'alto profilo storico, archeologico, speleologico e paesaggistico. La località di Pantalica ha dato il nome a un celebre racconto di Vincenzo Consolo, Le pietre di Pantalica[4], in cui l'altopiano diventa una metafora del cammino dell'uomo. GeografiaIl sito si trova su un altopiano, circondato da canyon formati nel corso dei millenni da due fiumi, l'Anapo e il Calcinara, che hanno determinato l'orografia a canyon caratteristica della zona[5]. L'altopiano così come le vallate sottostanti (definite Valle dell'Anapo) sono delle importanti zone naturalistiche[5]. Nella zona di Giarranauti è presente un bosco. Vari sentieri permettono di visitare il sito. La Valle dell'Anapo è accessibile da due varchi collegati tra di loro, dal lato di Sortino e dal lato di Ferla[6]. L'area in cui ricadono gli interessi archeologici ha come suo punto più elevato quello dell'anaktoron. L'altopiano è circondato dalle ripide valli che rendono il territorio semi inaccessibile se non per l'agevole accesso (oggi percorso dalla Strada Regionale 11 proveniente da Ferla) della Sella di Filiporto. Qui venne costruito un ingresso fortificato con un fossato a protezione. Pantalica ricade nella Riserva naturale orientata Pantalica, Valle dell'Anapo e Torrente Cava Grande. Identificazione di Pantalica
Nel corso delle ricerche di Paolo Orsi Pantalica venne identificata come l'antica Erbesso, ma le recenti ricerche di Bernabò Brea propendono per l'ipotesi che si tratti dell'antica Hybla abitata storicamente dal re Hyblon il quale concesse ai megaresi, condotti da Lamis, di stanziarsi in un lembo del suo territorio e fondare Megara Iblea nel 728 a.C. «È stato recentemente supposto da François Villard che Pantalica (il cui nome attuale è probabilmente di origine bizantina) sia da identificare con quella leggendaria Hybla, il cui re Hyblon concesse ai Megaresi di Lamis di stanziarsi in quel lembo del suo territorio nel quale essi fondarono la città di Megara Hyblaea. L’ipotesi è molto verosimile perché Pantalica è non solo il più importante fra i centri della Sicilia preellenica ma anche il più vicino a quel tratto di costa in cui sorgeva Megara Hyblaea. Il dominio del re Hyblon doveva comprendere certamente tutto l’altipiano del monte Lauro e tutta la costa fra Augusta e Siracusa» Anche Tommaso Fazello nel 1558 identificò (erroneamente) Pantalica con Erbesso. StoriaNella prima metà del XIII secolo a.C., tutti gli insediamenti costieri scomparvero quasi all'improvviso per l'arrivo in Sicilia dei Siculi e di altre popolazioni italiche o per altre cause a noi sconosciute; la popolazione indigena quindi abbandonò la fascia costiera e cercò rifugio in impervie e disagevoli zone montane, scelte perché rispondenti ad esigenze di difesa, riunendosi in grossi agglomerati. Questi popoli erano legati culturalmente a Thapsos il centro più importante della zona costiera (evidenziato dallo stile dei manufatti), che aveva anche dei contatti con i commercianti provenienti da Micene. Verso il 1050 a.C. Pantalica perde improvvisamente importanza, la sua popolazione si sposta nella Necropoli di Cassibile e nei dintorni dove fiorisce la facies Pantalica II. Ma è uno spostamento temporaneo perché nella prima metà del IX secolo a.C. il sito originario torna ad essere importante. Tuttavia in questa fase intermedia, a causa dell'avvicinamento alla costa, si evidenzia un influsso fenicio nello stile e di conseguenza anche nello scambio commerciale. Verso l'850 a.C. per una ragione non chiara (i greci non erano ancora giunti a fondare le colonie siciliane) le popolazioni sicule di Pantalica si spostarono dalla costa all'entroterra riappropriandosi dei luoghi più impervi. I siti come Pantalica si moltiplicano anche nella zona sud-orientale della Sicilia mantenendosi in zone interne, fino all'arrivo dei greci che segna una serie di contatti e futuri scontri per il controllo del territorio. La successiva nascita ed espansione di Siracusa determinò la distruzione della nuova città che Hyblon concesse ai megaresi e probabilmente i Siracusani distrussero anche il regno di Pantalica, essendosi il dominio della polis espanso sino all'entroterra, con la fondazione di Akrai nel 664 a.C. Di questa cultura restano le vestigia del palazzo del Principe o Anaktoron, nonché una vasta necropoli di ben 5000 tombe a grotticella artificiale, scavate nella roccia[7]. L'area della necropoli non sarà mai del tutto abitata in epoca greca; dovremo attendere i primi secoli del Medioevo[8] cioè nel VI secolo d.C., quando le incursioni dei barbari, dei pirati e poi degli arabi poi nel IX secolo, costringeranno le popolazioni a cercare rifugi sicuri in questi luoghi inaccessibili; si hanno così le testimonianze di epoca bizantina. Ancora oggi sono visibili i resti delle abitazioni scavate nella roccia in epoca bizantina e i resti dei piccoli oratori rupestri della grotta del Crocifisso[9], di San Nicolicchio[10] e di San Micidiario[11]. Il primo studioso ad occuparsi sistematicamente del sito fu l'archeologo Paolo Orsi che nel 1899, nel 1895 e nel 1897 compì ampie campagne di scavo per l'esplorazione del sito.[5]. Il risultato delle sue ricerche fu pubblicato nei Monumenti antichi dei Lincei del 1898.[13] «Tutto fu vinto dalla mia costanza, e dalla generosità dei nobili signori fratelli Nava di Siracusa, proprietari, il cui nome ricordo qui a titolo di onore e riconoscenza; una prima campagna, della durata di un mese, ebbe luogo nella primavera del 1895, seguita due anni appresso (giugno 1897) da una seconda più breve. Le balze di Pantalica vennero allora da me e dalle mie squadre percorsi in ogni senso e pazientemente esplorate; né una volta sola io i miei bravi operai rischiammo la vita per raggiungere sepolcri che parevano inaccessibili.» Negli anni 50 del '900 fu Luigi Bernabò Brea a proseguire le campagne di scavo. Luoghi di interessePantalica è un luogo suggestivo dove eseguire delle escursioni o semplici passeggiate nella natura. Tuttavia oltre all'aspetto naturalistico appare un passato di millenni attraverso le 5000 caratteristiche tombe a grotticella di cui molte pareti sono costellate.[15] Le necropoliNon è facile conteggiare attraverso un numero esatto tutte le tombe esistenti a Pantalica perché distribuite anche singolarmente. Tuttavia sono state riconosciute diverse necropoli:
La ragione per cui restano tracce solo delle necropoli e non degli abitati è descritta da Orsi in questo passo: «Del vastissimo abitato dell'età sicula non resta traccia, perché, come ormai è risaputo, i siculi dimoravano, salvo casi eccezionali di caverne adibite a ripari temporanei, in capanne circolari, ellittiche e più tardi quadre, di leggerissima costruzione, in legno, canne e paglia, erette sulle alture montane, nei cui fianchi si aprivano invece le necropoli. [...] l'altipiano che da essa prende il nome fu, non v'è dubbio, coperto da centinaia di umili capanne di paglia e frasche, distribuite in gruppi pittoreschi, quartieri di quella preistorica città; di esse nessuna reliquia, perché fabbricate con materiale troppo facile alla distruzione e su di un terreno coperto da poca terra, inclinato, è dilavato dall'azione delle intemperie, che in breve trainò e cancellò ogni traccia.» L'acropoliIn uno dei punti più elevati dell'area, in una posizione dove si domina la visione delle valli si trova la cosiddetta acropoli di Pantalica. Da questo punto era facilmente controllabile l'eventuale arrivo di nemici, qui fu costruito il "palazzo del principe" o "Anaktoron", l'unica costruzione in pietra dell'area. L'edificio dell'Anaktoron risale al XII-XI secolo a.C. e sembra attestare un'influenza di costruttori micenei, particolare che desta particolare interesse per la geografia antropica dell'epoca. Chiese e abitazioni rupestriLa successiva presenza di popolazioni di cultura bizantina è attestata dai diversi abitati nonché dai piccoli villaggi scavati nella roccia:
Il fossato difensivoIn corrispondenza della Sella di Filoporto proprio oltre il piccolo spiazzo in cui lasciare le auto è ben visibile un fossato eretto probabilmente attorno al V secolo a.C. che comprendeva anche delle strutture difensive poi ampliate in epoca bizantina anche con una torre. GiarranautiGiarranauti è un ampio bosco nella parte superiore dell'altipiano di Pantalica. Questa zona oltre ad essere suggestiva per la presenza di un bosco è anche ricca di testimonianze del passato, soprattutto di Epoca Bizantina. Seguendo i sentieri all'interno del parco si trovano i resti di un villaggio bizantino (stiamo parlando del VI-VIII secolo d.C.), delle concerie e delle macine scavate nella roccia. La cultura di PantalicaIl sito di Pantalica presenta delle influenze culturali chiamate comunemente cultura di Pantalica diffusasi in altre parti della Sicilia, l'elemento topografico è quello di una localizzazione strategica in un punto alto da dove controllare le varie fonti di sussistenza come pascoli, boschi e coltivazioni. La ex ferrovia Siracusa-VizziniNella valle dell'Anapo, nei primi del novecento venne costruita una ferrovia che collegava la costa con l'entroterra passando all'interno dell'area di Pantalica. La ferrovia rimase in funzione sino agli anni cinquanta del secolo scorso, poi venne dismessa. Ad oggi restano percorribili le gallerie e alcuni edifici ferroviari dei primi del novecento. Allora vi era persino la fermata del treno Necropoli di Pantalica. Galleria d'immagini
Note
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