Gavino Tolis
Giovanni Gavino Tolis (Chiaramonti, 4 febbraio 1919 – Campo di concentramento di Mauthausen, 28 dicembre 1944) è stato un militare italiano, che fu decorato di Medaglia d'oro al merito civile per il coraggio dimostrato nella seconda guerra mondiale nell'attività di espratrio dei cittadini di religione ebraica verso la Svizzera. BiografiaNacque a Chiaramonti (provincia di Sassari) il 4 febbraio 1919, figlio di Francesco e di Maria Piga. Dopo aver conseguito il diploma di 5ª Elementare, lavorò per alcuni anni come agricoltore, fino al 5 dicembre 1938 quando si arruolò nella Regia Guardia di Finanza.[2] Dopo aver frequentato il corso allievi finanzieri presso la Scuola alpina della Guardia di Finanza di Predazzo, il 1º giugno 1939 fu assegnato al circolo di Como, presso la Brigata di frontiera di Chiasso Internazionale, operante direttamente in territorio svizzero.[3] Dopo l'armistizio dell’8 settembre 1943, si distinse[4] operando sia in favore del movimento di resistenza che di chi cercava di fuggire dai tedeschi espatriando clandestinamente in Svizzera.[1] Oltre a trasportare lettere e messaggi riservati da e per la Svizzera per le organizzazioni partigiane come il Gruppo FRAMA[N 1] del C.L.N.A.I. (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia), favorì maggiormente l’espatrio in territorio elvetico dei profughi ebrei e dei perseguitati, che tentavano la fuga dai rastrellamenti nazifascisti. Nell'aprile 1944 fu sottoposto[4] a stretta sorveglianza da parte del Comando della Polizia Confinaria Germanica, cui era stato segnalato dalla Gestapo[4] fino a che, alle ore 13:00 del 24 aprile fu scoperto a passare un messaggio alla signora Giuseppina Panzica, moglie del finanziere in pensione Salvatore Luca[2][5][6] Quindi viene sottoposto a perquisizione domiciliare[1] dove gli fu scoperta una lettera indirizzata a un certo Oscar Orefice di Lugano (Svizzera), nella quale si accennava che alcune persone di razza ebraica sarebbero transitate clandestinamente dalla frontiera.[1] Arrestato dal Comando delle SS di Cernobbio il giorno dopo, sia lui che la Panzica[N 2] il mese dopo vennero rinchiusi presso il carcere di San Vittore, a Milano.[1] Trasferito in successione presso il Campo di concentramento di Fossoli, e poi nel lager di Bolzano,[4] da lì fu mandato al Campo di Sterminio di Mauthausen, in Austria, dove morì a causa dei maltrattamenti a cui era stato sottoposto e per le privazioni di ogni genere che aveva subito, il 28 dicembre 1944.[1] La sua salma venne bruciata nel forno crematorio.[4] Alla memoria dell'eroico finanziere è stata concessa, con Decreto del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in data 17 giugno 2010, la Medaglia d'oro al merito civile.[1] Onorificenze«Nel corso dell'ultimo conflitto mondiale contribuì alla lotta di liberazione con l'attività di postino delle organizzazioni partigiane e, con eccezionale coraggio, si prodigò in favore dei profughi ebrei e dei perseguitati politici, aiutandoli ad espatriare clandestinamente nella vicina Svizzera. Arrestato dalle autorità tedesche fu infine trasferito in un campo di concentramento austriaco, dove perse la giovane vita. Mirabile esempio di umana solidarietà e di altissima dignità morale, spinte fino all'estremo sacrificio. 1943-1944/Mauthausen - Gusen (Austria).»
— Decreto del Presidente della Repubblica in data 17 giugno 2010 NoteAnnotazioni
Fonti
Bibliografia
Periodici
Voci correlateCollegamenti esterni
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