Cesare CaporaliCesare Caporali (Panicale, 20 giugno 1531 – Castiglione del Lago, 18 dicembre 1601) è stato un poeta italiano. «"...essendo egli stato tromba delle sue lodi e per honore non solo di cotesta Casa, ma di Castiglione; poiché l'una l'ha goduto vivo e l'altro lo conserva morto.» BiografiaNacque il 20 giugno 1531, a Panicale, figlio illegittimo di Camillo, canonico del duomo, di origine vicentina.[2][3] Studi e soggiorno a RomaAlla morte del padre (14 gennaio 1541), passò, insieme al fratello Africano, sotto la tutela di Caporale di Pier Lorenzo Caporali, suo cugino più anziano, che in breve tempo dissipò «la maggior parte delle facoltà paterne» (come denunciò il nipote Carlo Caporali, suo commentatore). Dopo gli studi classici, intraprese quelli di diritto, ma una grave malattia lo costrinse a interromperli.[4] Morto nel 1557 Caporale Caporali, ottenne l'emancipazione dalla severa tutela.[5] Entro il maggio 1560 si trasferì a Roma, dove trovò occupazione alla corte del cardinale Fulvio Giulio della Corgna, nipote di papa Giulio III, al servizio del quale già operavano i perugini Francesco Parigioli, Pompeo Graziani e Ciccone Costa d'Assisi. Presso il porporato, persona rigida e irascibile, Cesare rimase cinque anni, sperimentando le umiliazioni subite nel servirlo, che descrisse in alcuni versi.[6] Nel 1565 compose le Stanze sopra la liberazione di Malta dall'assedio de' Turchi, dedicate al marchese Ascanio I della Corgna.[7] Poco dopo passò alle dipendenze del cardinale Ferdinando de' Medici (che nel 1587, alla morte del fratello Francesco I, diventerà granduca di Toscana), mecenate assai più illuminato. In questo periodo compose il Viaggio di Parnaso e i due capitoli della Corte. Nel 1570 a Perugia sposò Giulia, dalla quale avrà tre figli: Camillo, Ottavio e Antimo.[8] Quest'ultimo, dottore in giurisprudenza, sarà nominato dal marchese Ascanio II della Corgna pievano della chiesa di Santa Maria Maddalena di Castiglione del Lago. Nei primi anni settanta del Cinquecento conobbe a Roma Miguel de Cervantes, che si occupava della segreteria del cardinale Giulio Acquaviva: lo scrittore lo ricordò nelle sue opere e s'ispirò al Viaggio di Parnaso nel suo Viaje de Parnaso. Ebbe contatti professionali pure con Annibal Caro e Torquato Tasso, che lo apprezzò come poeta innovatore.[9] Intorno al 1580 accompagnò a Perugia, come gentiluomo al seguito, il giovane abate Ottavio Acquaviva, che vi si recava per dedicarsi agli studi giuridici e gli corrispondeva l'ottava parte delle sue rendite. Poco dopo il 1590 fu assunto stabilmente alle dipendenze dell'Acquaviva, che, nominato cardinale da Gregorio XIV nel 1591, lo portò con sé nel suo arcivescovato di Napoli e gli affidò il governo di Atri e di Giulianova in Abruzzo. In questo periodo scrisse una prima redazione della Vita di Mecenate che leggerà al suo ritorno a Perugia nella sede dell'Accademia degli Insensati.[10] Poeta di corte presso i della CorgnaStabilitosi a Perugia e, ormai anziano, ricevette da Scipione Tolomei una lettera in nome del marchese Ascanio II della Corgna (1596-1606), del quale era segretario, contenente un invito a risiedere e svolgere la sua attività nel palazzo di Castiglione del Lago,[11][12] dove Cesare era già stato ospitato del marchese Ascanio I (alla sua morte aveva scritto per lui una canzone funebre).[13] Il della Corgna lo teneva in grande considerazione e gli assegnò un'ampia sala, come studio, per poter lavorare serenamente. I rapporti col consigliere Scipione Tolomei furono cordiali. La marchesa Francesca Sforza, consorte di Ascanio II, spesso si intratteneva con lui, apprezzandone le qualità e gli scritti.[14] Negli Orti di Mecenate, composti in questi anni, il Caporali descrisse e lodò le bellezze del palazzo e dei suoi splendidi giardini, di cui il labirinto vegetale costituiva la maggiore attrazione. Accademico Insensato, col nome di stemperato, partecipò alle segrete riunioni notturne organizzate nella residenza.[15] Contribuiva, tra l'altro, all'organizzazione dei ricevimenti e all'accoglienza dei nobili invitati, intrattenendoli con letture piacevoli, e collaborò effettivamente nella realizzazione di alcuni affreschi nel palazzo.[16] Il poeta eseguiva con impegno le regole del perfetto cortigiano contenute nel trattato di Baldassarre Castiglione: era sempre pronto, infatti, ad esaudire ogni desiderio del marchese, amabile, tollerante, scrupoloso, signorile ed attento a garantirgli svago e tranquillità, nascondendo le dolenti novità.[17] Aggravandosi il "mal della pietra" che lo affliggeva da anni, il 18 dicembre 1601, all'età di 70 anni, morì di calcolosi biliare. L'autopsia rivelò un calcolo delle dimensioni di un uovo.[18] Pronunciò l'orazione funebre Claudio Contuli, nella quale si trovano non poche informazioni biografiche.[19] Il marchese Ascanio II lo fece tumulare nell'oratorio degli Agostiniani. Il duca Fulvio II Alessandro (morto nel 1647) farà poi trasferire la salma nella cappella del Salvatore, presso la chiesa di San Domenico, dove tuttora riposa accanto a lui.[20] Caporali fu socio dell'Accademia della Borra istituita a Firenze da Alessandro Allegri.[21] Le opereSe si tralasciano rime sparse di modesto significato (stampate per la prima volta nel 1574 a Piacenza), le prime prove poetiche di Cesare Caporali che abbiano qualche peso sono cinque capitoli berneschi: il Curiandolo, i due del Pedante, i due della Corte. Questi ultimi, che narrano l'umiliante esperienza dell'autore al servizio del cardinale della Corgna, ebbero una certa notorietà e ne avvalorarono l'immagine di poeta satirico.[22] Dovette la sua nomea ai poemetti Viaggio di Parnaso e Avvisi di Parnaso, nei quali rispettivamente criticò l'avarizia dei principi, il pedantismo dei letterati e la letteratura. Il Viaggio di Parnaso è un componimento in due parti, concepito dopo il 1571 e pubblicato nel 1582. Ancora nel favoloso regno della poesia il Caporali ambientò gli Avvisi di Parnaso, redatti nello stile dei resoconti di cronaca che i copisti fornivano a pagamento (detti avvisi, appunto). Il poeta scrisse altre opere, quali le Esequie di Mecenate del 1578, gli Orti di Mecenate del 1599 e l'incompiuto La Corte, pur senza raggiungere l'inventiva dei due lavori principali.[23] Le Esequie di Mecenate, dedicate a Francesco I de' Medici, si avvicinano poeticamente agli Avvisi.[24] Dalla polemica anticortigiana di Tasso e Ariosto – e probabilmente dal buon risultato conseguito dalle Esequie – nacque l'idea della Vita di Mecenate (con la tarda appendice degli Orti): il testo più significativo del Caporali, fu editato a Venezia nel 1604 e dedicato ad Ascanio II.[25] Biografia in terzine, ripartita in dieci capitoli, la Vita narra le vicende del terzo triumvirato, soffermandosi in particolare sulla cosiddetta guerra di Perugia fra Ottaviano e Marco Antonio. Le commedie Lo sciocco, rappresentata a Venezia nel 1604 e nel 1628,[26] e La Ninnetta, pubblicata a Venezia nel 1604 con il suo nome, sono in realtà la Cortigiana e la Talanta di Pietro Aretino, all'epoca all'indice dei libri proibiti, messe in scena più volte sotto uno pseudonimo.[27] Note
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