Museo civico archeologico (Bisceglie)
Il Museo Civico Archeologico "F. Saverio Majellaro" di Bisceglie si trova nell’ex monastero di Santa Croce[1], nel centro della città. Fondato l'11 ottobre 1973, il museo raccoglie reperti di scavi effettuati nei territori attigui, in particolare nella grotta di Santa Croce e nelle Cave Mastrodonato. StoriaNon vi sono dati precisi circa il tempo, le condizioni e i modi di rinvenimento dei reperti, ma la storia del museo è strettamente legata ai luoghi in cui essi sono stati ritrovati. In particolare, trentatré frammenti di ceramica neolitica provengono dalla Grotta Santa Croce, mentre la maggior parte di essi proviene dalla località Cave Mastrodonato e alcuni reperti litici, ossa, conchiglie ecc. dal dolmen della Chianca. DescrizioneL’esposizione museale è divisa in 6 sezioni allestite con pannelli didattici che ripercorrono nel tempo gli eventi che hanno segnato la storia archeologica locale. Una sezione è dedicata alla conformazione geologica del territorio con supporti adeguati all’elencazione e illustrazione degli elementi che testimoniano la presenza umana nella preistoria. Un’altra sezione segue il periodo dell’età dei metalli con l’esposizione delle tecniche di costruzione dei dolmen di Bisceglie e alcune peculiarità legate alla vita religiosa. La sezione dedicata all’età romana spicca per la presenza di un’urna cineraria, della stessa epoca, in ottimo stato di conservazione. Il Neolitico è il periodo con maggiori testimonianze nel museo con riferimenti anche ai riti religiosi nelle grotte che facevano le comunità neolitiche, probabilmente legate al culto dell'acqua per la presenza di una stuoia in fibre vegetali vicino al luogo in cui si raccoglieva l’acqua di stillicidio dalla volta della grotta.[3] OpereCeramiche neoliticheFrammenti di ceramica neolitica impressa, incisa, graffita, dipinta e decorata in tecniche diverse, erano esposti fino all’allestimento del nuovo museo nel 1975, nella sede della biblioteca comunale “Pompeo Sarnelli”. Tali frammenti, scoperti presso le grotte di Santa Croce e nel sito archeologico di Albarosa e portati alla luce da Luigi Cardini e Luigi Carbonara, risalgono al V millennio a.C. Per la ceramica graffita sono 43 i frammenti in argilla esposti. Le argille sono omogenee o eterogenee con scarso utilizzo di degradanti e variano nel colore dal nero-grigiastro al giallastro, al bruno-rossastro. Le forme, più pesanti nella ceramica impressa, presentano spessori soltanto sottili e medi. Le superfici, levigate o lisciate, ospitano, tra i motivi più comuni, serie di zigzag a linea singola o disposta in serie parallele, serie di rombi affiancati, triangoli con tratteggio interno e fasce a doppia linea con tratteggio interno. Piuttosto comune, per quanto riguarda le tecniche di lavorazione, quella del graffito a scalfittura.[4] Per la ceramica dipinta i frammenti sono 31, realizzati con argille depurate ed omogenee tendenti al giallastro e rossastro. Gli spessori sono sottili e medi e le superfici esterne levigate o lisciate. La prevalenza di strette fasce brune e rossastre è utile per la composizione di motivi triangolari a tratteggio interno e triangoli inscritti con base sull’orlo che a volte, affiancandosi, creano un unico schema compositivo. Oltre ai frammenti vi sono resti vascolari in ceramica come fondi, anse, orli e bugne. Femore umanoIl reperto di maggior rilievo trovato nella grotta Santa Croce è un femore umano scoperto nel 1955, che per la sua posizione stratigrafica e una forte curvatura è attribuibile all’Homo neanderthalensis. Il fossile, interpretato come una parte del cibo di un animale predatore, è mutilo di due parti: l’estremità distale e la regione troncaterica. Esso costituisce la prima testimonianza di osso lungo di paleantropo effettuato in Italia. Nel museo vi è un calco dell’originale che si trova attualmente all’Istituto di Paleontologia Umana di Roma. Stuoia in fibre vegetaliDal 1997 il museo ospita un cesto-stuoia del VI millennio a.C. ritrovato durante gli scavi dello stesso anno presso le grotte di Santa Croce. Esso è considerato il più antico manufatto ad intreccio scoperto fino a quell’anno in Italia. Le fibre si intrecciano seguendo una forma ovale. Il reperto è stato prelevato e trasferito al museo di Bisceglie solo dopo alcune operazioni di prelievo e restauro presso il laboratorio di restauro dell’Ufficio Beni Archeologici della Provincia Autonoma di Trento. Urna cinerariaUn’urna cineraria del I secolo a.C. in marmo bianco, donata dalla famiglia Dell’Olio e proveniente dalla chiesa di Santa Margherita, conteneva le ceneri di una coppia di liberti legati dal sacramento del matrimonio, ma è stata riutilizzata nella chiesa d’origine come acquasantiera. Testa virileUna testa virile è stata donata al museo dal proprietario Ingegner Michele Dell’Olio. Il reperto, in marmo bianco a grana fine, è alto 28 cm e largo 20,5 cm ed è stato palesemente staccato dal resto di un corpo con un taglio netto. La testa è caratterizzata da alcune macchie e incrostazioni di varie tonalità di colori scuri. Il naso è spezzato e delle orecchie è rimasta solo una piccola parte; le sopracciglia e parte della bocca sono quasi completamente erose. A causa delle pessime condizioni di conservazione della scultura è quasi impossibile individuarne le particolarità stilistiche e tecniche. Attività didatticaIl museo dirige anche l’attività didattica delle scuole. Dal 2001 si svolgono visite guidate organizzate sulla base dei programmi “curricolari” e, tra le tematiche trattate emergono la lavorazione della ceramica, delle selci e le tecniche utilizzate nella costruzione dei dolmen. Note
Bibliografia
Collegamenti esterni
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