Pietro Marchisio
Pietro Marchisio (Chiusa di Pesio, 8 luglio 1909 – Bosnia, 25 aprile 1944) è stato un partigiano italiano, ufficiale degli alpini, decorato della medaglia d'oro al valor militare alla memoria. BiografiaCapitano in SPE (Servizio Permanente Effettivo) presso il Comando della 1ª Divisione alpina "Taurinense", che era allora dislocata nel Montenegro, fu tra i primi e più decisi ufficiali che, all'armistizio, si schierarono contro i tedeschi. Alla testa del suo reparto, Marchisio li combatté per quattro mesi con successo. Quando, esaurite le possibilità di resistenza nel Montenegro, i reparti della "Taurinense" furono costretti a disperdersi, il capitano assunse il comando di un forte gruppo di alpini che costituì in brigata partigiana. Marchisio guidò la formazione – che dovette superare freddo, fame, un'epidemia di tifo e i continui attacchi del nemico – dal Sangiaccato alla Bosnia, con l'obiettivo, raggiunto, di collegare i suoi uomini a quelli dell'Esercito Popolare di Liberazione Jugoslavo. Il valoroso ufficiale morì, vinto dalle privazioni e dalla malattia, dopo essere riuscito a portare i suoi uomini in salvo. Nel 1972 gli venne conferita la medaglia d'oro al valor militare alla memoria. A Roma gli è stata dedicata una via di Cinecittà Est. Una via gli è stata dedicata anche a Saluzzo. Onorificenze«Capitano degli alpini in Jugoslavia, affrontava con immediata e risoluta determinazione antinazista la difficile situazione ambientale e politico - militare conseguita all’armistizio dell'8 settembre 1943, distinguendosi subito, e durante i primi quattro mesi di durissima lotta del suo reparto, per non comune ardimento e superiori doti di comando. Comandante volontario di brigata partigiana italiana, nel corso di un successivo tragico ciclo operativo, affrontava in condizioni disperate per perdite subite, fame, freddo e imperversare del tifo, con l’esempio e l’ascendente personali manteneva saldi la coesione degli animi e io spirito combattivo della sua unità, che conduceva valorosamente in cruente azioni. Durante la violenta offensiva tedesca, colpito da grave morbo, rifiutava di lasciare il comando onde affrontare situazioni gravissime, superando ogni giorno i limiti del dovere per condividere la sorte dei suoi soldati, cui fu esempio sovrumano di fermezza nel travaglio della lotta e di eccezionale statura morale nell’angoscia per l’incerto destino. Vinto nella carne martoriata, ma invitto nello spirito, trascinandosi in uno sforzo ultimo di suprema dedizione, trasse in salvo, combattendo, i resti della sua brigata, solo allora al fine stremato, soggiacendo a morte gloriosissima sul campo. Esempio luminoso di combattente e di eccelse virtù di comandante. Montenegro - Sangiaccato - Bosnia, 9 settembre 1943 - 25 aprile 1944.»
— 28 gennaio 1972[2] Note
Bibliografia
Collegamenti esterni
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