Giovanni Antonio GiobertGiovanni Antonio Giobert (Mongardino, 27 ottobre 1761 – Torino, 14 settembre 1834) è stato un chimico italiano. Gli anni giovaniliNacque a Mongardino, presso Asti, da Spirito, figlio di Antonio, emigrato in Italia intorno al 1720 partendo da S. Pons, frazione di Barcelonnette (Francia), per non piegarsi al dominio dei francesi. Questi, infatti, con il Trattato di Utrecht (1713) avevano ricevuto da Vittorio Amedeo II il distretto di Barcellonetta, cedendo in cambio le valli di Fenestrelle e di Oulx. L'educazione del giovane Giobert venne affidata all'abate G.B. Lovizzolo [1], considerato all'epoca uno dei massimi conoscitori delle scienze fisiche in Piemonte, che fece nascere il lui una forte passione per la chimica; venne poi ammesso come apprendista in una farmacia di Asti e poi presso un'altra a Torino, alternando così il lavoro allo studio. Tra i venti e i venticinque anni, nonostante le sue scarse condizioni economiche e a costo di enormi sacrifici, lasciò il lavoro alla farmacia per occuparsi unicamente dei suoi studi di chimica, orientando i propri interessi specialmente verso l'applicazione della chimica all'agricoltura e alle industrie. Iniziò dunque a svolgere la sua attività nell'ambito della Reale Società Agraria di Torino. Nel 1790 con lo scritto Ricerche chimiche ed agronomiche intorno agli ingrassi ed ai terreni venne premiato dalla Reale Società Agraria di Torino. Nel 1789 intanto, a soli 28 anni, essendosi fatto notare per aver pubblicato un discreto numero di articoli scientifici, venne nominato socio della Reale Accademia delle Scienze di Torino, della quale fu per molti anni presidente e dove le sue ricerche vennero più volte premiate. Le idee politicheSimpatizzante per i moti rivoluzionari piemontesi contro i regnanti di Casa Savoia, quando, verso la fine del 1798, le truppe francesi riuscirono ad occupare Torino costringendo alla fuga re Carlo Emanuele IV di Savoia, Giobert venne nominato dai francesi membro del neonato Governo provvisorio della Nazione Piemontese, istituito dal generale francese Joubert, con il solenne giuramento di odio eterno alla tirannide, amore eterno alla libertà, all'eguaglianza e alla virtù. A seguito di ciò, Giobert venne nominato presidente di una commissione incaricata di convertire in denaro contante gli assignats (assegnato) prodotti dal governo francese. Ispirati dalle idee della neonata repubblica francese, Giobert e gli altri membri del Governo (tra i quali G.B. Balbis) maturarono presto l'idea di una possibile annessione del Piemonte alla Francia. Nel febbraio del 1799, per riuscire a dare corpo al loro progetto, attuarono una campagna di propaganda politica, recandosi ognuno nelle località dove maggiori erano le rispettive conoscenze e il peso politico. Giobert si occupò di raccogliere voti ad Asti e nei paesi adiacenti. Citando il prof. A. Timò[2] «in quell'occasione la liberalissima Francia della rivoluzione e dei diritti dell'uomo, ci lasciò liberissimi di votare pro o contro ma … ad alta voce, in pubblico, presenti le autorità; così il Giobert partiva da Asti il giorno 17, portando a Torino 1200 e più voti favorevoli all'annessione e ahimè! due soli contrari, quelli di due modesti artigiani di cui è peccato siano taciuti nei documenti del tempo i nomi che meritavano di essere eternati in una lapide d'oro.» La sera del 9 marzo 1799, come risultato della votazione popolare, una commissione giungeva a Parigi per annunciare la volontà dei piemontesi di essere annessi alla Repubblica di Francia. Tale situazione ebbe però vita breve: il 26 maggio dello stesso anno, quando l'esercito austro-russo, guidato dal generale russo Suvorov, entrò vittorioso a Torino cacciando i soldati francesi e ristabilendo il governo di Casa Savoia, Giobert venne arrestato e incarcerato. Venne liberato dal carcere alla fine di giugno del 1800, all'arrivo dell'esercito francese guidato da Napoleone Bonaparte, vittorioso dopo la battaglia di Marengo. Durante la dominazione napoleonica, venne nominato professore di Economia rurale, Arti e Manifatture e, nel 1802, di Chimica e Mineralogia presso l'Università di Torino. Venne inoltre incaricato della direzione della facoltà fisico - matematica dell'Accademia delle Scienze di Torino. Nel 1814, in seguito alla caduta di Napoleone e alla nuova restaurazione dei Savoia, Giobert pagò ancora il suo sostegno alle idee rivoluzionarie: gli venne sottratta la cattedra universitaria, che però gli fu riaffidata l'anno successivo. Venne nominato, infatti, professore di Chimica applicata alle arti e membro del Consiglio delle miniere. Decise allora di abbandonare la vita politica e di dedicarsi soltanto all'insegnamento e alle ricerche chimiche. Trascorse i suoi ultimi anni in una discreta agiatezza tra la casa in via Arsenale a Torino e la sua tenuta, la "Cascina Nuova" in zona Mirafiori sempre a Torino, coltivando piante rare e continuando le ricerche e gli esperimenti agricoli. L'attività scientificaFu tra i primi a diffondere in Italia la teoria di Lavoisier. Ricercatore instancabile, si occupò di molteplici studi ed esperimenti tra i quali meritano citazione almeno la scoperta dei doppi carbonati di magnesio (magnesite o giobertite), e la definizione del metodo di estrazione della tintura color indaco (1813). Offrì un importante contributo allo sviluppo dell'eudiometria(lo studio della composizione dei gas), realizzando un modello a fosforo che venne utilizzato anche da Lazzaro Spallanzani. Fece parte del Comitato Galvanico, organizzazione torinese volta a sostenere la teoria di Galvani contro quella di Volta. Ricoprì la carica di Segretario Perpetuo della Reale Società Agraria di Torino e fu uno dei 40 membri dell'Società Italiana della Scienza con sede prima a Verona poi a Modena. Fu inoltre socio di molte altre accademie scientifiche italiane, tra cui quelle di Bologna, di Milano e di Firenze. Stimato anche all'estero, divenne socio di molte accademie scientifiche d'Europa (tra tutte quella di Bruxelles) e d'America. Elenco delle opere
Riconoscimenti
NoteBibliografia
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